La vita sociale
La ricostruzione della vita che si svolgeva nelle belle case dei ricchi non presenta eccessive difficoltà,
grazie al rinvenimento di numerose scene di vita quotidiana negli affreschi delle tombe dall’arredo
più ricco. Non altrettanto si può dire della vita cui erano soggette le classi meno agiate, a
cominciare dagli schiavi, molto numerosi in Etruria, spesso bottino delle battaglie sui mari.
Della vita delle classi nobili, un particolare degno di nota è la posizione evoluta che la donna
occupava nella gerarchia sociale, visto che poteva partecipare ai conviti e alle feste in assoluta
parità di fronte all’uomo. In epoca arcaica, le donne e gli uomini banchettavano distesi sullo
stesso letto. Si presume che questo ed altre considerazioni fecero ritenere ai Greci che fosse un
grande scandalo la libertà formale della donna etrusca, così diversa dalla segregazione della
donna greca, specie in età arcaica. Ma a partire dal V-IV sec. a.C. le donne etrusche non
partecipavano più ai conviti distese sopra il letto come gli uomini, ma sedute, secondo un’usanza
che poi rimarrà diffusa in tutto il periodo del mondo romano.
In generale, le raffigurazioni di banchetti quali quelli delle tombe tarquinesi dei
Leopardi o del
Triclinio, ci mostrano quadri pieni di naturalezza e semplicità. Non mancano anche raffigurazioni
di feste quasi orgiastiche, con abbondanti libagioni, e balli, accompagnate dalla presenza
dell’accompagnamento di strumenti quali il doppio flauto.
Una serie notevole di raffigurazioni si riferisce a giochi e spettacoli, con corridori di bighe,
cavalieri, lottatori e pugilatori, oppure a spettacoli di natura mistica, musicale, o acrobatica.
In alcune scene di spettacoli di lotta può essere rintracciata un’anticipazione delle lotte dei
gladiatori romani, dove al più forte veniva data la possibilità di salvare la propria vita, a scapito
del perdente. Un esempio del genere è dato dall’affresco della tomba degli
Auguri di Tarquinia,
dove un personaggio mascherato e barbuto, designato con il nome di Phersu (corrispondente al
latino persona), con un feroce cane al guinzaglio assale un individuo seminudo e con il capo
avvolto in un sacco e armato di una clava.