L'Etruria Settentrionale
Uno dei centri più importanti dell’Etruria Settentrionale è senz’altro
Arezzo (Arretium). Questa città occupava una posizione
strategica dal punto di vista difensivo, posta com’era sulla
sommità di una collina, che riguarda la zona più elevata dell’attuale
città, comprendendo la zona del Duomo. La datazione dei primi
insediamenti etruschi risale probabilmente al VI sec. a. C.
I resti archeologici dimostrano attività fiorenti nella
lavorazione della ceramica, dei metalli e dell’agricoltura.
I reperti sono conservati nel Museo Archeologico Mecenate,
con una notevole collezione vasaria che dimostra l’importanza
di questo settore dell’artigianato presso gli Etruschi aretini.
Anche Cortona (in etrusco Curtun) è un importante centro etrusco
della zona, anche se si pensa che non abbia mai raggiunto un livello
economico pari a Arezzo, Perugia o Chiusi. Le tombe più famose sono
poste tra Camucia e Sodo e Angori e Pitagora. Gli isolati sepolcri a
tumulo sono detti, con espressione di gergo popolare, "meloni". Tra i
reperti più importanti ricordiamo la parte frontale di un letto
funebre, decorato da un bassorilievo che rappresenta delle donne
addolorate inginocchiate, e un grosso lampadario in bronzo a sedici
beccucci alimentati ad olio.
Chiusi (in etrusco Clevsin), che domina la Val di Chiana, è
una zona popolata fin dall’età del Bronzo. L’economia del luogo
doveva essere principalmente agricola, data la fertilità del suolo.
Le tipologie di coltivazioni erano principalmente a base di cereali,
ma era coltivata anche la vite. La composizione sociale era
inizialmente accentrata nelle mani di pochi latifondisti, ma in epoca
più tarda, si ricorse a un tipo di economia agricola parcellizzata,
a favore di liberi e liberti. Altra tipica produzione chiusana era
il
bucchero, ceramica nera a superficie lucida con decorazione
piuttosto pesante. La massima fioritura dell’arte si ebbe circa
nel secolo VI a.C., epoca cui risalgono gli affreschi della famosa
Tomba della Scimmia e la Tomba del Colle. Da un punto di vista
storico, Chiusi rimane legata al nome del famoso re Larth Porsenna,
che mosse contro Roma all’epoca della cacciata di Tarquinio il
Superbo.
Perugia (Perusia) raggiunse un periodo di prosperità nel IV secolo
a. C., epoca in cui risultava racchiusa da poderose mura di
travertino. Alcune porte sono ancora in buone condizioni,
come la Porta Marzia e l’arco di Augusto. Sull’alto di un colle,
dominava la valle del Tevere nella regione umbra. Importante fu il
ruolo di Perugia nelle guerre del 295 a.C. contro Roma, da parte
della Lega Etrusca e altre popolazioni italiche alleate, come o
Sanniti, e gli Umbri, che comunque vide la vittoria finale dei
Romani. Necropoli importanti, che hanno restituito molto materiale
interessante sono l’ipogeo dei Volumni, la necropoli del Palazzone
e l’ipogeo di San Manno. Il Museo Archeologico Nazionale
dell’Umbria ospita collezioni di eccezionale valore, sia di
epoca preistorica,
protostorica che etrusca. Il reperto più famoso
è il cippo di Perugia, con un’iscrizione in lingua etrusca di
centrotrenta parole.
Anche Volterra (in etrusco Velathri) occupava una posizione
strategica di difesa, dominando le valli dei fiumi Cecina ed Era.
Alcuni resti attuali della cinta muraria sono databili intorno al
V secolo a.C. Sono ancora visibili due porte, quella di Diana e la
Porta dell’Arco, di epoca successiva, forse del I secolo a.C.
Altre tracce dell’epoca etrusca si possono riscontrare nell’
acropoli,
dove sono stati individuati i resti di due templi risalenti al II sec.
La produzione caratteristica di Volterra è senz’altro basata sulla
ceramica, sia
vasi a figure nere che vasi a figure rosse
, quasi sempre realizzati per scopi funerari, con immagini spesso di
ispirazione mitologica. Grande importanza ebbe anche la produzione
di urne funerarie, dapprima realizzate in tufo, in seguito in
pregiato alabastro, che sono state esportate in gran parte
dell’Etruria. Il Museo Etrusco Guarnacci ne ospita oltre seicento.
Roselle era situata su un colle che dominava la valle dell’Ombrone.
La città sviluppò notevoli attività agricole, basate quasi
esclusivamente sulla coltivazione dei cereali e della vite. Molto
ben conservata è la cinta muraria, costituita da grossi blocchi
squadrati di pietra.
Populonia (in etrusco Pupluna) basò la propria economia
sulla
lavorazione dei metalli
estratti dalle miniere della vicini
isola d’Elba e da altri giacimenti minerari dei dintorni. La città
era collocata sul mare, unico esempio fra le città etrusche, perché
qui giungevano le masse di metallo trasportate dall’isola d’Elba che
potevano così essere vendute oppure venivano lavorate nelle grandi
officine realizzate allo scopo. La ceramica invece era importata
dalle altre città etrusche, il che costituì una base molto fitta
di scambi commerciali, che determinarono, a partire dal V secolo
a.C. l’esigenza di coniare delle monete, sia d’oro, che d’argento
e di bronzo, uno dei primi esempi di uso di moneta in tutta la
penisola italica.
Il territorio controllato da Vetulonia (in etrusco
Vetluna) comprendeva la parte meridionale delle Colline
Metallifere, dalla parte del lago Prile, ora prosciugato.
Anch’essa basava la propria economia sullo sfruttamento dei
giacimenti minerari della zona, come rame, piombo, argento.